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Alfred Hitchcock disse: «Il cinema è la vita con le parti noiose tagliate», la vita che amavano immortalare anche coloro che il cinema l'avevano inventato nel 1895: i fratelli Lumière. Di tutt'altro avviso fu Georges Méliès, contemporaneo dei Lumière, che per primo girò film non legati alla realtà.
Da una parte nascono e si sviluppano la commedia, il genere drammatico, il film storico e bellico, il documentario e quello di propaganda.
Dall'altra parte nascono gli horror e la fantascienza, l'animazione e quello biblico religioso.
Le due strade procedono per conto loro. Quando si intersecano nascono i sottogeneri, le parodie, le contaminazioni.
In questo sito troverete schede informative sui film in uscita, speciali con foto e locandine su registi e attori, su argomenti con particolare attenzione per l'horror e la fantascienza e i loro sottogeneri, per la commedia, i b-movies, il noir e il poliziesco.

 

Partiamo dall’idea che la storia è sia una storia di sviluppi che una storia di persone.
L’evoluzione della tecnica, l’evoluzione dell’industria, ossia il progresso o storia degli sviluppi, è inarrestabile. Ciò significa che se Edison non fosse mai nato qualcun altro avrebbe inventato la lampadina.
La storia delle persone invece è imprevedibile: se non fosse mai esistito Mordecai Richler adesso non esisterebbe «La versione di Barney».

Il cinema presenta una doppia natura: è sia tecnica che arte. Sia Edison che Richler.
Quali sono stati i presupposti tecnici che hanno portato all’invenzione del cinema?
Già nel 1600 esisteva uno spettacolo chiamato «camera obscura».
Il progenitore della sala cinematografica.
Gli spettatori dentro la stanza buia vedevano l’immagine di ciò che c’era fuori.

Camera oscura

Stampa raffigurante una camera oscura

Nel 1700 venne fatta la sua versione in miniatura. Di solito a forma di libro o montata nell’impugnatura del bastone.

Nel 1800 con l’invenzione delle lastre fotosensibili, «la camera obscura» si evolve nella macchina fotografica.

Nel 1600 venne inventata la «lanterna magica» che assomiglia molto a un moderno proiettore.

a lato un'illustrazione di una lanterne magiche

La cosa che attirava il pubblico era la capacità di sparire dell’immagine proveniente dalla lanterna.

L’esatto contrario del quadro dove l’immagine resta fissa lì dov’è, quasi “eterna”. Ecco quindi che negli spettacoli della lanterna magica compaiono e scompaiono immagini di spiriti e di diavoli.

Tra i giochi e le attrattive che trasmettevano l’idea del movimento prima del cinema, ricordiamo il «folioscopio» che crea l’illusione del movimento della figura sfogliando velocemente le pagine di un libro, e «la ruota della vita», una sua variante sferica.

Un esempio di folioscopio tratto dal film «I guardiani della notte» di Timur Bekmambetov

Nel 1893 Thomas Edison brevetta il «cinetoscopio». Più simile a un videogioco poteva accontentare un solo spettatore alla volta. Insieme all’altra sua invenzione del fonografo doveva diventare nei progetti di Edison una specie di videoregistratore dove poter ascoltare e vedere spettacoli d’opera precedentemente registrati (Edison era un appassionato di lirica).

In alto un cinetoscopio

Due anni dopo, nel 1985, i fratelli Auguste e Louis Lumière inventano un apparecchio che riprende e proietta. Il suono a loro non interessa. Importa solamente l’illusione del movimento. Mentre Edison invita nel suo studio personalità dello spettacolo e dello sport, i Lumière riprendono i loro familiari, o i passanti. Eppure fu proprio la loro invenzione a fare da start allo sviluppo del cinema. Nel loro film «Le déjeuner du bébé» (1895) quello che stupì il pubblico furono gli alberi mossi dal vento nello sfondo. Questo perché la concezione dello sfondo era legato alla immobile scenografia teatrale, mentre i Lumière amavano girare i loro film (della durata media di un minuto) all’aperto. L’effetto più noto legato a questa loro usanza la troviamo nel film «L’arrivée d’un train à la Ciotat» (1896): le scene di panico del pubblico che si vede arrivare il treno nella sala sono parte della storia del cinema.

 Un fotogramma di «Le déjeuner du bébé». Stupì la gente per via delle foglie sullo sfondo

 

«L’arrivée d’un train à la Ciotat» girato in un'unica inquadratura

Ben presto la gente smette di stupirsi del movimento sullo schermo. I Lumiére non vedono futuro per il cinema e vendono la licenza a Charl Pathé nel 1900, ecco che lo stesso anno nasce il cinema a trucchi che durerà una decina di anni. Il trucco più usato fu quello del «montaggio invisibile»: la macchina da presa è fissa su un cavalletto, facendo arrestare la pellicola e apportando dei cambiamenti alla scena si ottenevano sparizioni, apparizioni, spostamenti degli oggetti e altre cose simili. Uno dei maestri di questo cinema a trucchi è stato Gorge Méliès. Tra i suoi film ricordiamo «Le voyage dans la Lune» (1902) e «Les 400 farces du Diable» (1906).

Sopra l'immagine più famosa di «Le voyage dans la Lune»

Sopra un esempio di montaggio invisibile tratto sempre da «Le voyage dans la Lune». I personaggi in basso dormono, sullo sfondo appaiono e scompaiono cose e persone. Bastava un'inquadratura fissa e dire agli attori di rimanere fermi durante i vari cambi di scenografia tra un ciak e l'altro.

Ancora «Le voyage dans la Lune»: scenografie che si muovono, effetti esplosivi e subacquei. Tutto il repertorio del cinema a trucchi.

Tutto questo avveniva in Francia, nel frattempo in Inghilterra esisteva la Scuola di Brighton molto legata al tradizionale humor nero britannico. Lì il cinema a trucchi aveva come sfondo, a differenza di Méliès, la vita quotidiana. La convivenza tra quotidiano e inverosimile portò di lì a poco alla nascita della “commedia burlesca” il cui esponente principale fu André Deed e i suoi filmini con protagonista “Cretinetti”, un omino dall’aspetto insignificante ma dalla forza straordinaria.

Il cinema fino ad ora non ha narrato praticamente nulla, si è basato solo sull’effetto sorpresa, su trucchi legati al movimento, alle sparizioni/apparizioni; anche la carrellata in avanti fino al primo piano dell’attore veniva intesa dal pubblico come se improvvisamente l’attore fosse cresciuto a dismisura. Gli spettatori di questa cosa si stancano presto. Quand’è quindi che nasce una vera trama?

Nel film dei Lumiére «L’arroseur arrosé» (1897) vediamo un giardiniere che innaffia mentre una persona alle sue spalle blocca il tubo con un piede. L’acqua smette di uscire dalla pompa, il giardiniere si avvicina alla faccia l’estremità del tubo per vedere quello che è successo, l’altra persona toglie il piede dal tubo e fa schizzare l’acqua in faccia al giardiniere che capisce tutto e inizia a rincorrere l’autore dello scherzo. Girato in una sola inquadratura (quasi un piano sequenza) «L’arroseur arrosé» si considera il primo esempio di cinema narrativo perché non necessita di spiegazioni.

        

Ecco la prima vera e propria storia che il cinema abbia raccontato: «L’arroseur arrosé» (1897)

        

Il primo a sperimentare il primo piano come elemento narrativo e non come un trucco che ingigantisce l’oggetto, è l’inglese Gorge Albert Smith con i film «Grandma’s reading glass» (1900), «The Little doctor» (1901) e «The mouse in the art school» (1902). In questi film si montavano oggetti dalle proporzioni diverse, ad esempio: alcuni bambini curano un micio, allora si mostra il primo piano del felino.

Questo effetto è talmente nuovo che parecchi film vengono fatti solo in funzione di ciò.

Il cinema è ancora un'attrazione da fiera.

 

 

 


 

 

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