Locandine film
La locandina ha il principale compito di invogliare un
potenziale pubblico a vedere una certa pellicola. Tutto nella composizione della
locandina deve essere fatto ad arte se si vuole riuscire nello scopo di attirare
gente nella sala. Il nome del film, i nomi degli attori e quello del regista,
così come la o le foto tratte dal film dovranno sistemarsi sulla locandina in
modo da non disturbarsi anzi da farsi forza l'un l'altro.
Niente e nessuno,
soprattutto fino alla fine dei '50, impedisce di realizzare una locandina con un
disegno invece che con una serie di foto o magari di realizzare un disegno da un
fotogramma del film, basti pensare ai film «La grande illusione», «Il pianeta
proibito», «La iena» o «Il Dottor Miracolo», tutti esempi di locandine
dove si dà un certa importanza al
colore.
Poi con gli anni '60-'70 si preferisce la fotografia dando importanza
a primi piani realistici come in «Mean Streets» di Martin Scorsese o in
«Rabid»
di David Cronenberg. La nascita intorno alla metà dei '70 di un certo cinema
corale ed esagerato come «Animal House» ha fatto nascere locandine piene di
personaggi disegnati spesso a caricatura. Incominciano sempre in quel periodo
l'introduzione nella locandina di elementi non umani, a volte evocativi se non
addirittura astratti, ma altrettanto efficaci nell'invogliare il pubblico a vedere il film. Sono elementi spesso sinonimo di
inquietudine come la macchia nera protagonista della locandina di «Profondo
rosso» o la roccia sullo sfondo di «Picnic a Hanging Rock».
Dagli anni '80 gli
artisti delle locandine non si sono sforzati più di tanto per realizzare
qualcosa che invogliasse lo spettatore a vedere le pellicole. Le uniche
locandine
degne di nota sono quelle citazioniste come «Gothic»
di Ken Russell o «Clockers» di Spike Lee.
|